giovedì 23 gennaio 2014

Vendesi paese disperatamente...

Continua la crisi dell’immobiliare nel nostro disastrato e malconcio Paese: dopo sette anni col segno meno e un nuovo calo del 20%, il 2013 si è concluso con le compravendite ai minimi storici, la domanda interna è fiaccata dal clima di sfiducia generale, dalla precarietà dei giovani, dall’incapacità delle famiglie di risparmiare, dal triste “balletto” delle imposte e delle patrimoniali più o meno occulte sulla casa, che aggrediscono i capitali accumulati e, se non bastasse, accedere al credito per l’acquisto di un immobile ormai è diventato un privilegio per pochi eletti, se pensiamo che i mutui concessi si sono dimezzati in cinque anni. Un campo di battaglia, che sta lasciando sul campo migliaia di abitazioni nuove invendute: e se c’è del nuovo a prezzi stracciati, figuriamoci come si può piazzare sul mercato un appartamento usato. In una nazione di proprietari di casa, in cui il mattone è sempre stato considerato il “bene rifugio” per eccellenza, sembra che ci stiamo avvitando sempre di più in questa crisi, spesso anche facendoci del male da soli.

A Noviglio il quadro appare alquanto allarmante. Secondo i dati forniti da Immobiliare.it, nel mese di dicembre 2013 per gli immobili residenziali in vendita nel nostro territorio sono stati richiesti in media 1.751 Euro per metro quadro, contro i 1.921 Euro registrati nel mese di dicembre 2012: una diminuzione del 8,85% in un solo anno. Considerando che, in base ai dati utilizzati dal Comune per il conto della TARES, lo stock residenziale di Noviglio ammonta a 226.836 metri quadrati di superfici (1.668 unità abitative, per una media di 136 mq ciascuna), in un solo anno il nostro territorio e i suoi abitanti si sono visti scivolare via dal loro patrimonio, considerando solo le case, circa 40 milioni di euro. Diciamo circa 9.000 euro a testa, neonati inclusi.

L’andamento dei prezzi è una cartina di tornasole molto efficace per capire l’attrattività di un territorio. Se questo piace, diventa competitivo, ed è reputato un investimento sufficientemente sicuro da parte di un potenziale compratore (che è quindi un investitore, esattamente come un broker alla Borsa valori che deve scegliere su quale titolo o azione scommettere): le case si vendono e il prezzo medio tendenzialmente risale, sostenuto dalla domanda, fino ad esplodere quando la domanda è talmente forte che l’offerta non è sufficiente a soddisfarla. Se la mia casa non interessa a nessuno, non mi resterà che fare i saldi: il prezzo medio, in questo modo, precipita. 

Ci si può chiedere perché un territorio tanto ricco di storia, natura, paesaggi incantevoli, altamente accessibile grazie al collegamento autostradale, e a due passi da Milano, dove nei primi anni Duemila c’era la coda di giovani coppie disposte a trasferirsi, oggi versi in una fase di stagnazione, e abbia perso tutto il suo potenziale attrattivo. La risposta non è semplice, ci sono molti fattori in gioco: ma chi ha una casa sul mercato, e sono molti in questo momento quelli che tentano la fuga, sa benissimo quanto il degrado dello spazio pubblico, la costante assenza di sicurezza, la mancanza cronica di servizi e luoghi di aggregazione, la presenza di opere incompiute che dequalificano tutto il contesto (vedi il “cratere” nel bel mezzo di Mairano), pesino su una decisione tanto importante quanto quella di “investire su un territorio”, comprandovi una casa, da parte di un potenziale compratore. Tanto più in un momento come quello attuale, dove chi ha possibilità di investire, ha a disposizione un’ampia scelta: meglio spendere qualcosa in più in un Comune verde, accogliente, coi servizi sotto casa, attrezzato, senza arredi divelti e pavimentazioni sconquassate, con opportunità di lavoro e svago, destinato a svilupparsi nel futuro, oppure andare al massimo ribasso e rischiare di restare bloccati nel pantano di un territorio senza via d’uscita?

La cosa che preoccupa, è l’analisi dei competitors, ovvero degli altri comuni della zona: tolta qualche puntuale eccezione (come Rosate, che perde oltre il 12%), il calo dei prezzi è notevolmente minore che a Noviglio (-6,7% a Motta Visconti, -6,3% a Gaggiano, -6,1% a Rozzano, -5,5% a Certosa di Pavia), ma di norma è pari a circa la metà (-4,6% a Binasco, -3,8% a Casarile, - 2,9% a Vernate, -2,7% a Borgarello). A Zibido San Giacomo, addirittura, si ferma a quota -1,7%. In ogni caso, il raffronto con la media provinciale (globalmente, -4%) è impietoso. 

Che fare dunque? Avete presente la trasmissione “Vendo casa disperatamente” in onda su RealTime? Cosa si fa per sbloccare una vendita apparentemente impossibile e valorizzarla in termini economici? Si tinteggia, si riordina, si valorizzano i punti di forza e si trovano soluzioni per mimetizzare quello che può spaventare un acquirente. Ma una casa non si può spostare: il contesto è altrettanto importante, soprattutto per una giovane coppia che lascia la città alla ricerca di un luogo e di una vita migliore.

I cittadini, e non solo quelli che sanno di cosa parliamo perché hanno appena messo in vendita la loro casa, alcuni a metà del prezzo a cui l’hanno comprata, devono cominciare a rendersi conto che un paese esteticamente gradevole, ordinato, vivibile e attrezzato, e soprattutto sicuro, non è un vezzo per intenditori, ma una necessità primaria. Nelle nostre case abbiamo investito tutto, e quei 40 milioni di euro persi in un anno non sono soldi virtuali, ma i nostri risparmi, e l’eredità che lasceremo ai nostri figli, insieme a questo territorio. Quando capiremo che è questa la nostra vera ricchezza da salvaguardare, e della quale chiedere conto a chi negli anni non ha saputo accompagnare l’espansione di questo paese con soluzioni per renderlo più bello e vivibile, consentendo il degrado e l’abbandono di interi quartieri? Non le feste, non un bel municipio tirato a nuovo, ma lo spazio pubblico, le piazze, i servizi e la sicurezza dei cittadini. Partiamo da lì, per tornare a crescere dopo dieci anni di stagnazione e a credere nella scommessa che in tanti abbiamo fatto su questo paese.

giovedì 19 dicembre 2013

Allarme sicurezza: al via la raccolta firme a Noviglio

Il Comitato civico "Noi di Noviglio" appoggia la petizione di iniziativa popolare "Allarme sicurezza a Noviglio. I cittadini pretendono risposte urgenti".

Presso BAZARMILLA (a Noviglio, in Via G. Verdi 3 - mail: bazarmilla@hotmail.it - tel. 0290581331) sono già disponibili i moduli per la raccolta delle firme. Tutti gli interessati possono recarsi a firmare. Vi invitiamo a diffondere questo messaggio e a fare passaparola tra parenti, amici e conoscenti.

venerdì 13 dicembre 2013

Emergenza sicurezza: chiediamo risposte urgenti

Nelle ultime settimane i Novigliesi hanno assistito inermi ad una preoccupante sequenza di tentativi di effrazione, episodi di furto nelle abitazioni private e relative pertinenze, di vandalismo a danno delle proprietà pubbliche e private, di saccheggio, danneggiamento e furto di autovetture. In gioco c'è l'incolumità stessa delle persone.

Siamo purtoppo di fronte ad un’escalation degli episodi di microcriminalità nel nostro territorio, sebbene questi ultimi rappresentino da tempo a Noviglio un’emergenza costante. Molti cittadini segnalano una costante percezione di insicurezza e di esposizione al rischio di incursioni da parte di ladri e malintenzionati tra le mura domestiche, l’assenza di un presidio costante ed autorevole da parte delle forze dell’ordine sul territorio comunale, l’abbandono di intere frazioni all’incuria e al vandalismo.

Ci poniamo, in particolare, i seguenti interrogativi:

PRESIDIO DELLE FRAZIONI - relativamente al servizio di Polizia Locale, gestito dall’Unione di Comuni “I Fontanili” in condivisione con i comuni di Gaggiano e Besate, quante e quali sono le risorse umane e strumentali a disposizione del territorio novigliese, e qual è, in concreto, l’entità del presidio delle frazioni nel corso della giornata e delle ore notturne?

COORDINAMENTO FORZE DELL'ORDINE - esiste un coordinamento delle forze dell’ordine competenti, Polizia Locale e Carabinieri in primis, e tra esse e l’Amministrazione comunale, per garantire non solo interventi di emergenza “a chiamata”, ma un servizio di pattugliamento e monitoraggio costante del territorio e, in particolare, dei nostri centri abitati?

VIDEOSORVEGLIANZA - l’impianto di videosorveglianza, oggetto di un recente stanziamento di €. 4.636,00 per interventi di manutenzione e ripristino, è ora effettivamente in funzione? Quali sono i termini operativi per la gestione del servizio e in che modo la presenza di questo presidio può essere concretamente di ausilio per i cittadini nella prevenzione dei fenomeni di microcriminalità e/o nell’individuazione
dei colpevoli di eventuali reati al danno di persone o cose?

UNIONE DI POLIZIA LOCALE -
in che modo l’estensione del bacino di utenza dell’Unione di Polizia Locale incide sull’efficienza dei servizi, e in particolare sulla razionalizzazione dei costi diretti ed indiretti del servizio, con particolare riferimento al tema degli spostamenti e del presidio territoriale? E infine, a tale proposito, sono fondate le notizie, diffuse nei giorni scorsi dalla stampa locale, che vogliono come imminente l’ingresso nell’Unione di Polizia Locale del Comune di Corsico?

La cittadinanza, minacciata nella sua intimità, nella proprietà e anche fisicamente, nell'incolumità propria e della famiglia, chiede di sentirsi finalmente al sicuro a casa propria: chiede un maggior presidio fisico del territorio da parte delle forze dell’ordine, soprattutto nei centri abitati e nelle ore notturne, un’intensificazione dell’attività di videosorveglianza e monitoraggio, più prevenzione di fronte agli episodi di criminalità.

Già lo scorso lunedì 9 dicembre il Comitato aveva promosso un primo incontro ristretto sul tema della sicurezza con alcuni cittadini, per fare assieme il punto sulla situazione e condividere una strategia d’intervento. In data odierna è stata trasmessa al Sindaco la richiesta di un incontro urgente con i cittadini per chiedere all’Amministrazione uno sforzo congiunto con le forze dell’ordine per tentare di mettere un freno ad una situazione difficile: occorrono risposte ed azioni concrete che non possono che arrivare dalla sfera amministrativa e dalle forze dell’ordine, ma anche occhi aperti e massima attenzione da parte di ogni singolo concittadino.

Consapevoli del momento difficile per le finanze locali e delle caratteristiche del nostro territorio, siamo altresì convinti che su tema come questo dovrebbe trovare la massima condivisione da parte di tutti, indipendentemente dalle diverse visioni e divergenze politiche.

mercoledì 11 dicembre 2013

Quando i conti non tornano...

Deve esserci sfuggito qualcosa: stavolta i conti proprio non ci tornano. Ci è ricapitata fra le mani la Deliberazione 5/2013, un provvedimento adottato dalla nostra Giunta comunale lo scorso 17 gennaio, con il quale la Giunta stessa si è rideterminata, al rialzo, le sue “indennità di funzione” e i gettoni di presenza dei consiglieri comunali. Il provvedimento si riallaccia ad un Decreto Ministeriale del 2000 (il D.M. 119/2000), che ha previsto la possibilità di ritoccare al rialzo gli stipendi degli Amministratori fino al 10%, qualora si verifichino alcune situazioni: del 5% in presenza di fluttuazioni stagionali della popolazione, tali da giustificare un aumento del carico di lavoro, del 3% in presenza di comuni con un’adeguata autonomia tributaria (ovvero con una percentuale di entrate proprie sul totale delle entrate del comune), e un ulteriore 2% in funzione dell’ammontare della spesa corrente pro-capite.

Non ci è chiaro, e non entriamo nel merito, il motivo per il quale il legislatore nazionale - dopo avere imposto con la Finanziaria 2006 un taglio lineare del 10%, consenta ancora oggi, in piena "spending review" (sul sito del Ministero dell'Interno è possibile visualizzare gli obiettivi di risparmio per Noviglio, tra cui 2.191 euro per le indennità degli amministratori), aggiustamenti al rialzo degli stipendi degli eletti, sulla base di meri criteri quantitativi. Ci limitiamo, dunque, a prendere atto della possibilità prevista dalla legge, seppur in presenza di molti dubbi di legittimità e di vari pronunciamenti della Corte dei Conti. 

Tornando a noi, nella Delibera si prende giustamente atto dell’assenza di fluttuazioni stagionali della popolazione. E si passa quindi agli indicatori “economici”, quelli del 3% e del 2%, per la cui definizione si fa ovviamente riferimento all’ultimo esercizio finanziario chiuso alla data del provvedimento, ovvero quello del 2011 (approvato ad aprile 2012). Ci ritroviamo nel conteggio della spesa pro-capite: poco meno di due milioni e mezzo di euro di spesa corrente posta a bilancio (anche questi dati sono tutti facilmente consultabili sul sito del Ministero dell’Interno), a fronte di una popolazione di 4.519, determinano una media di 549,45 euro, a fronte di una media per la fascia demografica di 496,33 euro. Vada, quindi, per il 2% di aumento.

Qualcosa non torna, invece, in relazione al rapporto tra entrate proprie (tasse e altre entrate extratributarie contabilizzate) e totale delle entrate del comune, parametro che dovrebbe giustificare un aumento del 3% delle indennità: complessivamente 1.569.716 euro, a fronte di entrate generali per 4.340.190 euro, pari al 36,17%. La cosa che non ci torna è il passaggio in cui si afferma che quest’ultima percentuale sarebbe superiore a quella prevista dal Decreto, che per i comuni lombardi con meno di 5.000 abitanti è pari al 47% (vedi tabella B del Decreto). 

Matematicamente, qualcosa non quadra. Se i nostri conti fossero esatti, l’aumento sarebbe dovuto essere del solo 2%, e non già del 5%, come invece avvenuto. Lo stipendio del sindaco, che era di 1.952 euro prima, sarebbe quindi dovuto salire a 1.991 euro, invece che agli attuali 2.049 euro; il costo complessivo annuo della Giunta, che prima era di 33.382 euro, sarebbe dovuto lievitare solo fino a quota 34.149 euro, invece che fino ai 35.051 euro attualmente previsti per il 2013 (oltre, naturalmente, all’indennità di fine mandato, anch'essa da ritoccare).

Già, sono in tutto solo 1.000 euro di differenza, ma se i nostri dubbi amletici sulla legittimità di parte dell’aumento deliberato dovessero essere fondati, crediamo che alla scuola o all’asilo nido potrebbero comunque fare comodo, di questi tempi. Non trovate?

mercoledì 6 novembre 2013

Via XXV Aprile: siamo alle solite…

La sera di lunedì 28 ottobre, poco dopo le 20, un incendio – sviluppatosi per cause ancora in corso di accertamento – all’interno di una ditta di autotrasporti in via Delle Scienze, zona artigianale di Binasco, ha causato il ferimento di un dipendente e la lieve intossicazione di altri due. Ricevuto l’allarme, due autoambulanze si sono recate sul posto per prestare soccorso, insieme a otto mezzi dei vigili del fuoco.
Questi ultimi, secondo quanto riferisce “Il Giorno”, avrebbero incontrato difficoltà per raggiungere la zona dell’incendio. Come noto, infatti, dopo la chiusura della Via XXV Aprile dalla rotatoria di Santa Corinna la zona produttiva binaschina è accessibile in entrata solo tramite due sottopassaggi – troppo bassi per consentire il passaggio di mezzi diversi dalle autovetture – oppure allungando il percorso fino alla località Boschetto, al confine con Vernate.

Secondo la ricostruzione de "Il Giorno", per poter intervenire tempestivamente sul luogo dell’incendio, dove hanno poi impiegato due ore per spegnere le fiamme, i mezzi dei vigili del fuoco sono stati costretti ad accedere contromano alla Via XXV Aprile, bypassando il sistema di chiusura predisposto dal Comune per inibire l’accesso veicolare alla strada comunale. Sono trascorsi ormai parecchi mesi dalla decisione unilaterale della Giunta comunale di chiudere la strada, per impedire ai mezzi pesanti di attraversare il centro abitato di Santa Corinna Nuova. Vale dunque la pena di ripercorrere per sommi capi la “storia”.
Articolo de "Il Giorno" del 17 gennaio 2013

Il 14 aprile 2011 la Giunta Miera (con l’attuale Sindaco Verduci nel ruolo di Vice Sindaco e Assessore) ha deliberato l'approvazione di un atto di indirizzo con cui incarica l'ufficio tecnico di interdire l'accesso alla Via XXV Aprile e a predisporre la richiesta alla Provincia di posizionamento di un sistema di sbarramento azionabile con telecomando; quest'ultima richiesta, datata 19 aprile, viene inoltrata al settore Gestione Rete stradale della Provincia, la quale, il 12 luglio, pur richiamando in oggetto la richiesta di posizionamento di sbarra di accesso alla Via XXV Aprile da parte del Comune, autorizza non quest'ultimo intervento, bensì la modifica dell'isola spartitraffico con interdizione dell'accesso alla strada. È il 27 luglio quando il Comune autorizza l'assunzione di un impegno di spesa di 10.577 Euro per l'esecuzione degli interventi di chiusura della strada, a cui il 7 ottobre si aggiungerà l'ulteriore somma di 23.897 Euro per i lavori di riqualificazione della rotatoria.

Nell’autunno il Comitato Noi di Noviglio promuove una raccolta firme a favore della riapertura di Via XXV Aprile: in pochi giorni vengono raccolte circa 700 firme, che vengono trasmesse al’amministrazione comunale. In risposta, poco prima del Natale 2011 il Sindaco Miera scrive una lettera alla cittadinanza in cui ribadisce la correttezza delle sue scelte.

Il 27 gennaio 2012 la Provincia revoca l'autorizzazione del 12 luglio, chiedendo il ripristino dello stato dei luoghi, motivando la richiesta con il venir meno del progetto di separazione delle carreggiate tra la rotonda di Santa Corinna e quella della SS35 dei Giovi. La risposta non tarda ad arrivare: il 15 marzo, con Deliberazione n. 30, la Giunta comunale affida l’incarico per la promozione del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro la revoca dell’autorizzazione. Il ricorso promosso dal Comune di Noviglio viene notificato alla Provincia di Milano il 28 marzo 2012, mentre parte la campagna elettorale per le Amministrative. L’11 aprile 2012 il sottopasso di Via dell’Industria si allaga, riportando all’attenzione il problema dell’accesso alla frazione reso difficoltoso dalla limitazione della viabilità.

Il sottopasso di Via dell'Industria allagato (11 aprile 2012)
La situazione attuale è nota a tutti: non solo gli esercizi commerciali presenti continuano a evidenziare un significativo danno alle loro attività, ma la chiusura di Via XXV Aprile continua – come evidenziato dai recenti fatti del 28 ottobre – a rappresentare un impedimento per i mezzi di soccorso, nonché per i mezzi di servizio (autobus, camion raccolta rifiuti,...). La decisione di presentare ricorso al TAR porterà inevitabilmente con sé nuovi rinvii nelle decisioni, la prosecuzione dei disagi per la nostra Comunità e un potenziale rischio che forse gli stessi residenti della via non dovrebbero minimizzare.



Qual è la priorità per la sicurezza stradale sul territorio di Noviglio?

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