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mercoledì 18 marzo 2015

Metropolitana MM2 a Binasco: utopia o opportunità?


È stato presentato lo scorso 20 febbraio dall’Assessore alla Mobilità del Comune di Milano il nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), strumento chiamato a definire le strategie di sviluppo del trasporto pubblico nell’intera area metropolitana entro un orizzonte di medio-lungo termine. Benché si tratti di uno strumento di rilevanza comunale, il PUMS adottato dal Comune di Milano, capoluogo della nuova Città Metropolitana, ovvero l’ente intermedio che ha recentemente sostituito la Provincia, incide pesantemente non solo sulla mobilità in città, ma anche e soprattutto sui collegamenti tra città e hinterland. L’abbiamo dunque esaminato attentamente, per capire in che modo influirà sui livelli di accessibilità del nostro territorio.

Molte le novità contenute nel PUMS. Oltre a una nuova linea della metropolitana (la MM6) che collegherà l’asse di Viale Certosa a quello di Via Ripamonti, il piano prevede diversi prolungamenti di linee esistenti della metropolitana, dalla MM1 verso Monza e Baggio, fino alla MM4 – oggi in costruzione – che raggiungerà Corsico e Buccinasco. Brutte notizie, però, per il Sud Milano, ancora una volta penalizzato sul fronte delle strategie per la mobilità: salta, infatti, il prolungamento della linea MM2 dall’attuale capolinea di Assago Forum fino a Binasco, già previsto dalla Provincia nel Piano Territoriale di Coordinamento in vigore da meno di un anno. Prolungamento sostituito da un peduncolo con termine a Rozzano, nella zona di Viale Lazio, da sarebbe difficile ipotizzare – anche nel lungo termine – una futura prosecuzione in direzione sud.
Pur riconoscendo l’enorme gap infrastrutturale di questo settore dell’area metropolitana (su Binasco gravita un bacino di oltre 80mila abitanti, che quotidianamente si spostano per motivi di studio e lavoro, affrontando lunghe code e disservizi nel trasporto pubblico), la risposta fornita dal PUMS, quella di un servizio di “autolinee veloci” (S-Bus) che fanno la spola tra Binasco e il capolinea di Assago Forum, non solo risulta inadeguata, ma rischia di risultare peggiorativa rispetto al servizio attuale, che quantomeno consente di partire da Noviglio e raggiungere direttamente l’hub urbano di Famagosta.

Viste queste premesse, quest’oggi il Comitato, nell’ambito della fase di raccolta di osservazioni e proposte in merito al processo di valutazione ambientale strategica, ha quindi protocollato un’istanza rivolta al Comune di Milano, chiedendo con forza di rivedere la scelta di cancellare il prolungamento della MM2 verso il Binaschino. Non si tratta, infatti, di un vezzo, ma di un’indispensabile opera infrastrutturale per un intero quadrante dell’area metropolitana, ad oggi sprovvisto di sistemi efficienti di collegamenti su ferro. Staremo dunque a vedere se anche la politica farà la sua parte.

sabato 26 luglio 2014

Palestra: falso allarme, o ci siamo quasi?

Gennaio 2013, aprile 2013, poi gennaio 2014, e ancora aprile 2014. Nonostante il 20 marzo scorso fosse stata approvata l’ennesima proroga al termine dei lavori al 30 aprile 2014, l’inaugurazione della nuova palestra con annesso (sottostante) refettorio presso il plesso scolastico di Noviglio non sembra ancora imminente. Ci auguriamo di cuore che possa avvenire entro l’inizio dell’anno scolastico venturo, onde evitare l’ulteriore protrarsi dei disagi per la popolazione scolastica.
Una cosa è certa: rimossi i ponteggi, la cittadinanza ha finalmente avuto modo di “toccare con mano” l’inserimento paesaggistico ed architettonico della struttura nel contesto del paese. Qualcuno, già all’epoca, definì l’ampliamento della scuola un eco-mostro: fatto sta che le scelte di materiali “di rottura” e controversi nello stesso ambiente accademico, come il costoso e "freddo" acciaio patinato usato con parsimonia persino a Berlino e Stoccolma, e di linee talmente contemporanee da risultare totalmente avulse da quelle tipiche dell’architettura rurale della Bassa Milanese, appare assai curiosa per chi si ispira a principi di salvaguardia e identità dei valori storici e culturali del territorio.
E altrettanto particolare risulta la decisione di investire una somma tanto importante per realizzare una palestra le cui dimensioni risulterebbero inidonee ad ospitare attività sportive agonistiche e a far crescere lo sport novigliese, e per di più – caso più unico che raro – non al piano terra bensì al primo piano di un edificio scolastico, sopra una sala mensa.
In attesa di assistere all’inaugurazione e fugare finalmente ogni dubbio almeno in merito alla funzionalità di questa struttura, dopo la lunga attesa, non possiamo che esprimere il nostro personale giudizio negativo sul piano della tutela dell’integrità architettonica del centro storico di Noviglio, augurandoci che in futuro si presti maggiore attenzione all'armonia degli interventi edilizi - soprattutto se pubblici - nel contesto rurale del nostro Comune. 

giovedì 23 gennaio 2014

Vendesi paese disperatamente...

Continua la crisi dell’immobiliare nel nostro disastrato e malconcio Paese: dopo sette anni col segno meno e un nuovo calo del 20%, il 2013 si è concluso con le compravendite ai minimi storici, la domanda interna è fiaccata dal clima di sfiducia generale, dalla precarietà dei giovani, dall’incapacità delle famiglie di risparmiare, dal triste “balletto” delle imposte e delle patrimoniali più o meno occulte sulla casa, che aggrediscono i capitali accumulati e, se non bastasse, accedere al credito per l’acquisto di un immobile ormai è diventato un privilegio per pochi eletti, se pensiamo che i mutui concessi si sono dimezzati in cinque anni. Un campo di battaglia, che sta lasciando sul campo migliaia di abitazioni nuove invendute: e se c’è del nuovo a prezzi stracciati, figuriamoci come si può piazzare sul mercato un appartamento usato. In una nazione di proprietari di casa, in cui il mattone è sempre stato considerato il “bene rifugio” per eccellenza, sembra che ci stiamo avvitando sempre di più in questa crisi, spesso anche facendoci del male da soli.

A Noviglio il quadro appare alquanto allarmante. Secondo i dati forniti da Immobiliare.it, nel mese di dicembre 2013 per gli immobili residenziali in vendita nel nostro territorio sono stati richiesti in media 1.751 Euro per metro quadro, contro i 1.921 Euro registrati nel mese di dicembre 2012: una diminuzione del 8,85% in un solo anno. Considerando che, in base ai dati utilizzati dal Comune per il conto della TARES, lo stock residenziale di Noviglio ammonta a 226.836 metri quadrati di superfici (1.668 unità abitative, per una media di 136 mq ciascuna), in un solo anno il nostro territorio e i suoi abitanti si sono visti scivolare via dal loro patrimonio, considerando solo le case, circa 40 milioni di euro. Diciamo circa 9.000 euro a testa, neonati inclusi.

L’andamento dei prezzi è una cartina di tornasole molto efficace per capire l’attrattività di un territorio. Se questo piace, diventa competitivo, ed è reputato un investimento sufficientemente sicuro da parte di un potenziale compratore (che è quindi un investitore, esattamente come un broker alla Borsa valori che deve scegliere su quale titolo o azione scommettere): le case si vendono e il prezzo medio tendenzialmente risale, sostenuto dalla domanda, fino ad esplodere quando la domanda è talmente forte che l’offerta non è sufficiente a soddisfarla. Se la mia casa non interessa a nessuno, non mi resterà che fare i saldi: il prezzo medio, in questo modo, precipita. 

Ci si può chiedere perché un territorio tanto ricco di storia, natura, paesaggi incantevoli, altamente accessibile grazie al collegamento autostradale, e a due passi da Milano, dove nei primi anni Duemila c’era la coda di giovani coppie disposte a trasferirsi, oggi versi in una fase di stagnazione, e abbia perso tutto il suo potenziale attrattivo. La risposta non è semplice, ci sono molti fattori in gioco: ma chi ha una casa sul mercato, e sono molti in questo momento quelli che tentano la fuga, sa benissimo quanto il degrado dello spazio pubblico, la costante assenza di sicurezza, la mancanza cronica di servizi e luoghi di aggregazione, la presenza di opere incompiute che dequalificano tutto il contesto (vedi il “cratere” nel bel mezzo di Mairano), pesino su una decisione tanto importante quanto quella di “investire su un territorio”, comprandovi una casa, da parte di un potenziale compratore. Tanto più in un momento come quello attuale, dove chi ha possibilità di investire, ha a disposizione un’ampia scelta: meglio spendere qualcosa in più in un Comune verde, accogliente, coi servizi sotto casa, attrezzato, senza arredi divelti e pavimentazioni sconquassate, con opportunità di lavoro e svago, destinato a svilupparsi nel futuro, oppure andare al massimo ribasso e rischiare di restare bloccati nel pantano di un territorio senza via d’uscita?

La cosa che preoccupa, è l’analisi dei competitors, ovvero degli altri comuni della zona: tolta qualche puntuale eccezione (come Rosate, che perde oltre il 12%), il calo dei prezzi è notevolmente minore che a Noviglio (-6,7% a Motta Visconti, -6,3% a Gaggiano, -6,1% a Rozzano, -5,5% a Certosa di Pavia), ma di norma è pari a circa la metà (-4,6% a Binasco, -3,8% a Casarile, - 2,9% a Vernate, -2,7% a Borgarello). A Zibido San Giacomo, addirittura, si ferma a quota -1,7%. In ogni caso, il raffronto con la media provinciale (globalmente, -4%) è impietoso

Che fare dunque? Avete presente la trasmissione “Vendo casa disperatamente” in onda su RealTime? Cosa si fa per sbloccare una vendita apparentemente impossibile e valorizzarla in termini economici? Si tinteggia, si riordina, si valorizzano i punti di forza e si trovano soluzioni per mimetizzare quello che può spaventare un acquirente. Ma una casa non si può spostare: il contesto è altrettanto importante, soprattutto per una giovane coppia che lascia la città alla ricerca di un luogo e di una vita migliore.

I cittadini, e non solo quelli che sanno di cosa parliamo perché hanno appena messo in vendita la loro casa, alcuni a metà del prezzo a cui l’hanno comprata, devono cominciare a rendersi conto che un paese esteticamente gradevole, ordinato, vivibile e attrezzato, e soprattutto sicuro, non è un vezzo per intenditori, ma una necessità primaria. Nelle nostre case abbiamo investito tutto, e quei 40 milioni di euro persi in un anno non sono soldi virtuali, ma i nostri risparmi, e l’eredità che lasceremo ai nostri figli, insieme a questo territorio. Quando capiremo che è questa la nostra vera ricchezza da salvaguardare, e della quale chiedere conto a chi negli anni non ha saputo accompagnare l’espansione di questo paese con soluzioni per renderlo più bello e vivibile, consentendo il degrado e l’abbandono di interi quartieri? Non le feste, non un bel municipio tirato a nuovo, ma lo spazio pubblico, le piazze, i servizi e la sicurezza dei cittadini. Partiamo da lì, per tornare a crescere dopo dieci anni di stagnazione e a credere nella scommessa che in tanti abbiamo fatto su questo paese.

sabato 7 settembre 2013

Piccoli comuni, grandi progetti: al via il bando “6000 campanili”

È vero: il momento non è dei migliori. Il “patto di stabilità”– forse troppo bruscamente, e senza distinguere tra figli e figliastri – ha definitivamente imposto un tetto alle spese folli delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali, limitandone i margini di manovra. Eppure, con un po’ di inventiva, competenza e creatività, come dimostrano tante buone pratiche su e giù per il Paese, si possono fare ancora grandi cose. Un’occasione da non perdere, ad esempio, è quella costituita dal programma denominato “6.000 campanili”, promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e inserito nel “Decreto Fare” (Decreto Legge n. 69/2013, articolo 18, comma 9), con una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro.

L’iniziativa riguarda la realizzazione di un piano di piccole opere nei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, tra cui Noviglio. I progetti devono riguardare edifici di proprietà comunale e immobili sui quali il soggetto interessato ha titolo per attuare interventi di adeguamento, ristrutturazione e nuova costruzione di edifici pubblici, adozione di misure antisismiche, realizzazione e manutenzione di reti viarie e infrastrutture o reti telematiche, nonché interventi di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Il finanziamento al Comune sarà di importo compreso tra 500mila e 1 milione di euro: in caso di progetti di importo superiore il soggetto deve indicare la copertura a proprie spese della parte restante.

Quasi obbligatorio, a queste condizioni, partecipare al programma, e diamo per assodato che anche il nostro Comune non sarà da meno: l'auspicio è che la qualità della proposta presentata – magari giocando la carta del cronico deficit di attrezzature, servizi e socialità del nostro territorio dopo anni di stagnazione, sia in grado di sbaragliare la concorrenza agguerrita dei molti Comuni dotati di maggiore dimestichezza con bandi e progettualità.
È fondamentale fare in fretta: i finanziamenti vengono assegnati alle richieste ritenute finanziabili e poste in ordine di arrivo, fino al raggiungimento dell’importo complessivo destinato al programma. La convenzione col Ministero prevede di finanziare almeno 35 progetti, di cui un minimo di 3 nella sola Lombardia: considerando che il 75% dei comuni lombardi (1.153 su 1.546) ha meno di 5.000 abitanti… che la battaglia abbia inizio!

venerdì 26 luglio 2013

Consumo di suolo zero: facciamo un po' di chiarezza

L'espressione "consumo di suolo zero" appare da qualche tempo un po' abusata. In una fase di profonda crisi per l'industria delle costruzioni, che dopo cinque anni di recessione ha raggiunto oggi il livello minimo dal Dopoguerra, infatti, la diminuzione della pressione edificatoria sulle aree libere sembra determinata più da fattori esterni che da una seria politica di governo delle trasformazioni territoriali: ormai si tratta di uno dei "mantra" di un ambientalismo spesso improvvisato e di facciata, di fronte al quale bisogna, come cittadini, pretendere chiarezza e serietà.

Bisogna innanzitutto partire da una definizione di "consumo di suolo". Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, adottato ma ancora non approvato in via definitiva (e nessuno può dire che fine faranno ora le Province), aveva tentato di definire uno standard per il calcolo di questo fantomatico "consumo di suolo". Un Decreto Legge sul consumo di suolo agricolo per usi edificatori, varato durante il Governo Monti dall'allora Ministro Catania, giace da oltre un anno in Parlamento, in attesa del via libera da parte delle Regioni. Nessuno sa esattamente che cosa sia, questo "suolo consumato". Non resta che affidarsi alla propria percezione empirica: un conto è un'area urbana, anche se ricca di verde "artificiale", dove la presenza dell'uomo risulta prevalente; altra cosa sono le aree agricole, caratterizzate da un livello di naturalità del suolo e da un valore ecologico decisamente più alto. Ebbene, il "consumo di suolo" consiste nel passaggio da area agricola o naturale a suolo urbanizzato (incluso il verde urbano), misurato in metri quadrati di superficie territoriale all'anno. Ed è in questo modo che Legambiente misura il suolo consumato dagli anni Cinquanta ad oggi in Lombardia. A questa fonte autorevole vogliamo fare riferimento per tentare di fare una stima del potenziale impatto delle previsioni del PGT di Noviglio.

Qualche dato sul territorio novigliese. Nel 1954 le aree urbane a Noviglio occupavano appena 33 ettari, il 2% della superficie comunale. Nel 1999, dopo circa 45 anni, la superficie occupata da attività umane era salita a 146 ettari, con un incremento del 409%. Nel decennio successivo, tra il 1999 e il 2009, un’altra crescita di 23,92 ettari, pari al +16,34% nel decennio: la superficie urbanizzata ha raggiunto oggi l’11% del totale, a scapito delle aree agricole, diminuite proporzionalmente.
Le previsioni edificatorie del PGT da poco entrato in vigore (concentrate in nove piani attuativi e in tre ambiti di trasformazione, di cui si allega una mappa) coinvolgono una superficie territoriale di 36,6 ettari: su queste aree, la cui edificazione è oggi rallentata solo ed esclusivamente a causa della crisi, sorgeranno ben 84.000 metri cubi di residenze (circa 27.000 mq), 73.000 mq di produttivo, 50.000 di terziario e commerciale.
Della superficie territoriale che sarà interessata dalle trasformazioni, almeno 28,5 ettari riguardano aree oggi agricole: se nel periodo di vigenza del Documento di Piano, ovvero nei prossimi cinque anni, il mercato immobiliare si sbloccasse, e fossero attuate tutte le previsioni edificatorie del piano, inclusa la realizzazione della bretella stradale ad ovest di Santa Corinna, il consumo di suolo tra il 2009 e il 2019 crescerà più o meno del 16,8%, ovvero più che nell’intero decennio precedente, caratterizzato dal massimo picco storico dell’industria edile italiana. Parliamo dell’incredibile quota di 78 mq di suolo agricolo consumati ogni giorno per dieci anni: non proprio un “consumo zero”.

Siamo convinti che un piano "a consumo di suolo zero" dovrebbe essere un piano che, se attuato, preveda un consumo di suolo agricolo di zero mq. Da questo punto di vista, un'affermazione del tipo di quelle lette nei giorni scorsi ("questo è un piano a consumo di suolo zero: abbiamo solo confermato le previsioni previgenti") ci suona un po' come: "sono ancora vivo, solo non respiro più"! Chiediamo semplicemente di confrontarci con maggiore serietà almeno di fronte a dati oggettivi, consapevoli delle difficoltà che un Comune incontra nell'affrontare la redazione di uno strumento urbanistico che incide su legittimi diritti privati e su previsioni edificatorie ereditate dagli anni Ottanta, e che anche le precedenti amministrazioni (di tutti i colori, bisogna essere onesti in tal senso) non hanno potuto o voluto modificare. Ma mettiamo da parte demagogia e proclami, e vigiliamo assieme affinché, a crisi rientrata, la conseguente impennata del consumo di suolo, che questo PGT ha avvallato, non si verifichi, e lo sviluppo del paese avvenga in maniera sostenibile.

Qual è la priorità per la sicurezza stradale sul territorio di Noviglio?

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